Le Bretelle

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È difficile resistere al fascino delle bretelle, la cui nascita è collocata dagli storici dell’abbigliamento addirittura nel 1700 (l’origine del nome è francese e rimanda al concetto di stringere, premere, intrecciare). Da allora questo accessorio è stato declinato in numerosi materiali (cuoio, corda, cotone, velluto, gomma), rispondendo allo scopo di sorreggere e mantenere a un’altezza costante e appropriata i pantaloni maschili.

Le bretelle delle quali ci occupiamo in questo breve scritto sono, ovviamente, quelle destinate ad agganciarsi a bottoni cuciti all’interno dei pantaloni. Riteniamo invece di poter trascurare quelle con la chiusura “a clip”, forse più pratiche ma sicuramente prive di reale interesse dal punto di vista estetico e dell’eleganza maschile. Vale, per esse, lo stesso approccio che induce l’uomo di stile a preferire i bottoni sulla patta dei pantaloni, relegando nel dimenticatoio la chiusura lampo.

Le bretelle consentono di tenere il pantalone perfettamente adagiato lungo la gamba e di fargli toccare la scarpa in un punto costante, indipendentemente dai movimenti e dalla circonferenza della pancia. Nel caso di pantaloni da abito completo, sarà opportuno considerare l’ipotesi di eliminare completamente i passanti, onde evitare la tentazione di usare la cintura. Quest’ultima potrà invece essere alternata alle bretelle nel caso di pantaloni destinati a spezzati. Avrà invece campo libero sui pantaloni estivi, da portare con la sola camicia.

Le bretelle rappresentano un complemento essenziale dell’abito a giacca e, in età classica, costituivano lo strumento pressoché esclusivo per sorreggere i pantaloni. L’immancabile presenza del panciotto, o gilet, tuttavia, le condannava all’invisibilità. Ciò permetteva di agganciarle a bottoni che venivano cuciti sulla parte esterna del cinturino dei pantaloni (cosa che alcune prestigiose sartorie fanno ancora oggi, per alcuni abiti per i quali il panciotto è indispensabile, come il morning coat).

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Il tramonto del gilet, più o meno intorno alla metà del secolo scorso, ha determinato il progressivo abbandono delle bretelle in favore della cintura. L’avvento dei jeans ha dato il definitivo colpo di grazia all’armonia e all’eleganza della figura maschile.

Queste linee di tendenza, affermatesi come nuovi codici dell’abbigliamento maschile, non hanno impedito, per fortuna, che il punto naturale di vita dei pantaloni e l’uso delle bretelle sopravvivessero, trovando cultori attenti in ogni parte del mondo. Un contributo meritorio, in questo senso, è venuto dalla cultura anglosassone e, soprattutto, dagli Stati Uniti, dove le bretelle hanno conosciuto momenti di autentica gloria grazie ad alcune sapienti caratterizzazioni nel mondo dello spettacolo: si pensi al Gordon Gekko del film “Wall Street”, la cui figura rimane indissolubilmente legata alle bretelle indossate dall’attore Michael Douglas; o, ancora, al presentatore e “anchor man” Larry King, che ha fatto delle bretelle un tratto distintivo del proprio personaggio televisivo.

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Oggi troviamo in commercio svariati tipi di bretelle. Al fine di fornire utili suggerimenti per orientarsi nella scelta, possiamo distinguerle in base agli attacchi, nonché al materiale, alla larghezza della fettuccia e al colore.

Gli attacchi possono essere in cuoio, pelle, budello o tessile. Nel primo caso, le bretelle saranno senz’altro di tono sportivo e accompagneranno egregiamente abiti dello stesso tono, spezzati o nei classici tessuti per l’aria aperta. Sul versante opposto si collocano gli attacchi in tessile, solitamente gros grain, abbinati a bretelle in seta, perfette per abiti più formali. Un discorso a parte va fatto per il budello, bianco o naturale, ormai fuori produzione, che – prima di essere sostituito con più comune pelle bianca o nera – accompagnava splendide bretelle in feltro colorato, molto usate in Inghilterra sotto giacche di tweed o altre lane pesanti e matte. Si tratta delle cd. Boxcloth, le cui fettucce dai colori forti, regolabili sul davanti, sono spesso lasciate disinvoltamente lunghe da molti eleganti.

Quanto al materiale, vi sono bretelle interamente in fibra elastica e bretelle rigide, che hanno l’elastico solo nel tirante posteriore. Se le prime sono molto più comode a indossarsi, considerando che quando ci si siede la tensione delle fettucce può essere fastidiosa, non c‘è dubbio che la palma dell’eleganza vada alle seconde, spesso di seta luminosa e multicolore.

La larghezza della fettuccia andrebbe posta in relazione con la corporatura, la stagione e il peso del tessuto. In estate, infatti, è preferibile ridurne al minimo lo spessore e la larghezza, in modo da attenuare la sensazione, alquanto fastidiosa, di avere un altro capo addosso, tra la camicia e la giacca. Gli abiti invernali di peso elevato si giovano senz’altro, invece, di bretelle larghe e spesse. Notevole, in questi casi, è l’effetto delle già citate Boxcloth.

Quanto ai colori, non sembrano esservi, nelle scelte dell’uomo di stile, limiti particolari: fantasie, anche azzardate, strisce regimental, tinta unita, tutto è concesso lungo i binari del buon gusto, ovviamente. Non sottovaluterei, ad esempio, il potere benefico sull’umore e sulla sicurezza di sé, di un paio di bretelle in colori forti e decisi, il cui balenare improvviso all’apertura della giacca può riscaldare una grigia giornata o ridimensionare un’avversa circostanza.

E’ diffusa, in molti gentiluomini, la tendenza ad adottare bretelle colorate anche sotto lo smoking. Questo vezzo, che spesso si estende anche alla pochette, non è affatto criticabile, a patto che non se ne abusi. Le bretelle da smoking più corrette, infatti, sono bianche di moiré, cioè con la superficie percorsa da venature simili a quelle del legno, e con attacchi in tessile dello stesso colore. Ciò al fine di mantenere salda e incorruttibile la drammaticità del contrasto bianco/nero di una tenuta in black tie.

 

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